Francesca Cavallo

PTSD Complex

Francesca Cavallo psicoterapeuta

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress Complesso (PTSD-C) rappresenta una forma più elaborata e pervasiva di PTSD, spesso derivante da traumi prolungati o ripetuti, in particolare durante periodi critici dello sviluppo. Per comprendere appieno questo disturbo, è essenziale adottare una prospettiva che integri i concetti di embodied cognition, processi bottom-up e l’importanza del sistema sensori-motorio.

L’embodied cognition, o cognizione incarnata, postula che i processi cognitivi siano profondamente radicati nelle interazioni del corpo con l’ambiente. Nel contesto del PTSD-C, questo si traduce in una comprensione del trauma non solo come esperienza mentale, ma come fenomeno che coinvolge l’intero organismo. Come sottolineato da Pat Ogden, fondatrice della Sensorimotor Psychotherapy, il corpo “porta” il trauma, manifestandolo attraverso tensioni muscolari, alterazioni posturali e reazioni autonomiche.

I processi bottom-up, enfatizzati da Janina Fisher nel suo approccio al trattamento del trauma, evidenziano come le sensazioni corporee e le emozioni primitive influenzino pensieri e comportamenti. Nel PTSD-C, questi processi sono spesso disregolati, portando a reazioni intense e apparentemente sproporzionate agli stimoli ambientali. Fisher sottolinea l’importanza di lavorare prima con queste risposte corporee primitive per creare una base di sicurezza da cui esplorare gli aspetti più cognitivi del trauma.

Il sistema sensori-motorio gioca un ruolo cruciale nel PTSD-C. Bessel van der Kolk, nel suo libro “Il corpo accusa il colpo”, descrive come il trauma alteri profondamente la percezione e l’elaborazione degli stimoli sensoriali. Le persone con PTSD-C possono sperimentare una costante ipervigilanza, difficoltà nella regolazione emotiva e una disconnessione dal proprio corpo (depersonalizzazione).

Caratteristiche chiave del PTSD-C includono:

  • Disregolazione emotiva: Difficoltà nel gestire l’intensità e la durata delle emozioni.
  • Alterazioni nella coscienza: Dissociazione, depersonalizzazione, derealizzazione.
  • Sistemi di significato alterati: Credenze negative pervasive su sé stessi, gli altri e il mondo.
  • Difficoltà relazionali: Problemi nell’attaccamento e nella fiducia interpersonale.
  • Somatizzazione: Il trauma “parla” attraverso il corpo con sintomi fisici persistenti.

Il trattamento del PTSD-C, basandosi su questi concetti, si concentra su:

  • Stabilizzazione e sicurezza: Creazione di un senso di sicurezza nel corpo attraverso tecniche di grounding e regolazione emotiva.
  • Elaborazione somatica: Utilizzo di approcci come la Sensorimotor Psychotherapy di Ogden per lavorare direttamente con le sensazioni corporee e i movimenti bloccati.
  • Integrazione neurale: Tecniche che promuovono la connessione tra regioni cerebrali “superiori” e “inferiori”, come proposto da van der Kolk.
  • Consapevolezza corporea: Pratiche mindfulness e body scan per riconnettere mente e corpo.
  • Ristrutturazione cognitiva: Lavoro sulle credenze negative, ma solo dopo aver stabilizzato le risposte corporee e emotive.

Fisher enfatizza l’importanza di lavorare con le “parti” frammentate della personalità, riconoscendo come diversi aspetti del sé possano essere bloccati in stati traumatici. Questo approccio aiuta a integrare esperienze dissociate e promuove una maggiore coerenza interna.

Van der Kolk sottolinea l’importanza di approcci che coinvolgono il corpo, come lo yoga o il teatro, per aiutare i sopravvissuti a riconnettersi con il proprio corpo in modo sicuro e graduale.

In conclusione, il trattamento efficace del PTSD-C richiede un approccio olistico che riconosca l’interconnessione tra corpo, mente ed esperienza. Integrando i concetti di embodied cognition, processi bottom-up e consapevolezza sensori-motoria, i terapeuti possono aiutare i pazienti a ricostruire un senso di sicurezza, integrazione e presenza nel proprio corpo e nel mondo.

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